lunedì 12 maggio 2014
Nicola Maria Martino - HO DIPINTO, SENZA CHE CE NE FOSSE BISOGNO
3 – 31 maggio 2014
Inaugurazione 3 maggio 2014, ore 19
A cura di
Guido Curto
Artisti
Nicola Maria Martino
Orari di apertura
Tutti i giorni dalle ore 18:00 alle 21:00 o su appuntamento;
chiuso lunedì e martedì.
comunicato stampa
Sabato 3 maggio, presso il MuseoLaboratorio ex manifattura tabacchi di Città Sant’Angelo, si inaugura la mostra personale di Nicola Maria Martino: Ho dipinto, senza che ce ne fosse bisogno.
Nicola Maria Martino dipinge. Però, prima di dipingere, lui pensa. O forse sogna. Ma sempre a occhi aperti. Martino non è un pittore di getto, d'istinto, di pancia. Perché in lui il pensiero prevale sull'azione. Sia chiaro, non è, non vuole essere e non millanta d'essere un artista concettuale. Tuttavia, se leggete i tanti, bellissimi titoli dei suoi dipinti e anche il titolo di questa stessa mostra - Ho dipinto, senza che ce ne fosse bisogno - capirete che il senso acuto e arguto del suo fare Arte sta anzitutto nella forza evocativa della parola. Parola che diventa materia artistica quando è scritta, ad esempio, su un cartello bianco esposto da lui stesso in pubblico, teatralmente, provocatoriamente, ludicamente, come nei suoi primi lavori che erano vere e proprie azioni performative, messe in atto per strada quando ancora era un giovane studente contestatore nella guttusiana e “organica” Accademia di Belle Arti di Roma. Lui da ribelle anarchico, benché (o forse meglio dire perché) fosse devoto al suo Maestro, il futurista Sante Monachesi, espone sé stesso in varie performance on the road sia a Roma sia a Zurigo, l'austera città svizzera dove risiedeva da ragazza l'amatissima moglie Marianne Wild, conosciuta quand'entrambi erano all'Accademia di Belle Arti di Roma: lui già assistente di Decorazione e lei, bellissima straniera, giovane matricola.
Ben presto, però, Martino si rende conto che i suoi interventi metropolitani potevano essere confusi con altre “operazioni” di matrice concettual-politicosociale. E siccome per Nicola Maria Martino l'arte è pura libertà e, quindi, non dev'essere strumento di denuncia o propaganda, ma solo e soltanto trasgressione mentale, negli anni '70 ricomincia a praticare quella pittura tanto amata fin da ragazzo, quando trasgredendo i consigli del padre, Prefetto, invece che a Giurisprudenza s'era inscritto all'Accademia di Roma, alla Scuola di Decorazione. E qui studia sia con il “grande” Monachesi, sia ammirando i Maestri del passato: Matisse in primis. Perché dietro alla superficie di un aspetto dandy, sempre elegantissimo, si cela la profondità di un uomo colto, dalle molte e svariate letture; un vero intellettuale mediterraneo che da sempre apprende anche dalle molte esperienze di viaggio e dalla visione di altri mondi: il Sudamerica, dove ha lontane origini la famiglia peruviana della moglie, la Siria, dove ha esposto giovanissimo al Museo di Arte Contemporanea, l'Arabia Saudita, e poi agli inizi degli anni '80 a Parigi dove espone da Nicole Rousset Altounian (NRA) presenti tra l’altro Pierre Restany e tutti i Nouveaux Philosophes, un successo mai dimenticato. A Chicago nel 1984 dove fu scelto a rappresentare la pittura italiana, e ancora a Johannesburg, insieme alla transavanguardia e alla pittura colta. Paesi e paesaggi diversi dalla natia Puglia, osservati senza mai preclusioni, anzi con generosa apertura mentale. Da tutte queste visioni, tratte sia dai libri sia dai viaggi, nascono iconografie vagamente oniriche, in apparenza semplici, ma che, a ben vedere, rimandano ad una concezione lirica dell'Arte, dove gli oggetti, le cose, sono il Correlativo Oggettivo di tanti mutevoli stati d'animo. Uno stato d'animo che in lui, lo si vede nel vivido colore, è quasi sempre gioioso e giocoso, connotato semmai da un'ironia soffusa, subliminalmente autoironica, come nel titolo di questa mostra, della quale con modestia non falsa, ma autocritica, dichiara: “non ce n'era bisogno”. Anche se questa antologica ci offre una visione disincantata, ma incantante del mondo, della quale noi sentivamo il bisogno.
Guido Curto
MuseoLaboratorio - ex Manifattura Tabacchi
vico Lupinato 1 - 65013 Città Sant’Angelo (Pe)
tel.085 960555 - info@museolaboratorio.org www.museolaboratorio.org
martedì 28 gennaio 2014
Presentato il libro su Nicola Schiavone, l´artista con "l´allure della modernità"
Un libro per far riemergere dall'oblio la figura di Nicola Schiavone, importante artista della Puglia del '900, originario di Torremaggiore. Allievo dei grandi scultori della scuola torinese come Stagliano e Bistolfi, Schiavone ha operato a cavallo tra le due guerre e nel primo ventennio della Repubblica. Il libro a lui tributato è un'importante pubblicazione edita da Claudio Grenzi e frutto di un'approfondita ricerca in archivi pubblici e in collezioni private, documentata con dovizia di immagini e passi critici dall'autore, Gianfranco Piemontese, storico dell'arte e docente presso l'Accademia di Belle Arti di Lecce.
Il volume dal titolo “Nicola Schiavone, scultore, pittore, architetto nella Puglia del '900” è stato presentato sabato sera nel Castello Ducale di Torremaggiore, stracolmo di pubblico per l'occasione, alla presenza dell'autore e della grande critica d'arte Bianca Tosatti che nella sua relazione ha sottolineato l'"allure di modernità delle opere di Schiavone", in una scultura emancipata dai modelli del ventennio fascista e manifestata attraverso l'invenzione di un vero a proprio genere, la "texture, che donò nuova pelle alla materia". La pittura di Schiavone, poi, secondo la Tosatti è pregna di "pathos temperamentario" e capta lo spirito del tempo con lavori definiti “freschi e veloci”, "la sua architettura elegante e sobria", come testimoniano le innumerevoli cappelle funebri realizzate da Schiavone proprio a Torremaggiore.
Insomma un'artista poliedrico e ancora troppo sottovalutato, che sacrificò la sua carriera artistica per la famiglia, e che in vita non ebbe mai la soddisfazione di una mostra personale. Per questo il sindaco di Torremaggiore è intervenuto per annunciare un nuovo impulso del Comune alla valorizzazione dei lavori dell'artista, a cui in futuro verrà anche intitolata una via. Se il libro ha presentato l'artista, la figlia, Telma Schiavone, ha parlato di un padre affettuoso e un uomo discreto.
Una presentazione sontuosa, quella dedicata al volume su Nicola Schiavone, che ha visto anche il contributo musicale dei maestri del Conservatorio "U. Giordano" di Foggia, Rosanna Lo Mele al vibrafono, Angelo de Cosimo alla viola e Norma Di Leo al flauto traverso.
Torremaggiore, 27/01/2014 13.29.33 di Fabrizio Sereno
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Nicola SCHIAVONE
mercoledì 11 dicembre 2013
Alfredo Bortoluzzi e la danza
Alfredo Bortoluzzi e la danza
Sara´ inaugurata sabato 7 dicembre 2013, alle ore 18, nella Galleria della Fondazione Banca del Monte di Foggia, in via Arpi 152, la mostra "Alfredo Bortoluzzi: la danza".
«La singolarita´ di questa mostra, la quinta organizzata da quando nel 2010 e´ stato costituito il Fondo Alfredo Bortoluzzi» -ha scritto, nell´introduzione al Catalogo, il Presidente della Fondazione, prof. Saverio Russo- «e´ quella di "inscenare" simbolicamente l´attivita´ coreutica di Alfredo Bortoluzzi a partire dai suoi disegni, dalle sue tempere, dai suoi collage, dalle fotografie che ne documentano le performance come danzatore e coreografo, e dalle riflessioni che sul suo lavoro svolgono personaggi come Egon Vietta, Carl Orff e Gret Palucca. Tutto questo e´ stato possibile perché il Fondo Alfredo Bortoluzzi non si compone piu´ solo delle opere su carta del Maestro, ma e´ stato implementato di materiale documentario importantissimo che comprende, oltre a fotografie, ritagli di giornali, libretti di sala, un cospicuo epistolario con intellettuali, musicisti, danzatori, artisti che hanno dato un contributo significativo alla storia della cultura e delle arti nel Novecento».
Le opere esposte coprono un arco temporale molto ampio, da quando l´Artista frequentava al Bauhaus di Dessau (1927-1929) i corsi di Albers, Kandinskij, Klee e Schlemmer, fino agli anni "italiani", dal 1958 in poi, quando si stabilisce a Peschici, sul Gargano, e riprende a dipingere ri-modulando gli insegnamenti bauhausiani e confrontandosi con le esperienze piu´ innovative della pittura del Novecento, avendo sempre a cuore i temi della danza.
Dopo l´ostracismo decretato dal nazismo verso gli artisti del Bauhaus, con il sequestro nel 1933 della mostra di Düsseldorf, in cui anche Bortoluzzi esponeva, la danza era stata la forma d´arte che gli aveva consentito di esprimersi mettendo a frutto, paradossalmente, seconda una sua stessa affermazione, "l´esperienza fatta al teatro del Bauhaus".
Egli infatti, dopo un´attivita´ di primo ballerino al teatro di Karlsrhue (1935), nel 1936 si perfeziona a Parigi all´Ècole de danse diretta da Lubov Egorova e l´anno successivo vince il I Premio di carattere e il II Premio per la danza classica all´Opera di Parigi, entrando a far parte del balletto di Serge Lifar. Inizia cosi´ a lavorare in molti teatri europei al fianco di grandi personalita´, come Herbert von Karaian e Carl Orff. Da Aussig ad Aquisgrana a Breslau e, dopo la guerra, da Karlsrhue a Bielefeld ad Essen, svolge con successo l´attivita´ di primo ballerino, coreografo e scenografo. Fino al 1958, quando e´ costretto a lasciare la danza a causa di un infortunio al ginocchio e si trasferisce a Peschici.
«La mostra» -hanno scritto i curatori del Fondo, Gaetano Cristino e Guido Pensato- «esplora il rapporto pittura-danza in Alfredo Bortoluzzi inquadrandolo all´interno delle ricerche delle avanguardie artistiche del Novecento, il cui obiettivo e´ stato quello di realizzare delle nuove soggettivita´ grazie ad una nuova e diversa attenzione alla corporeita´. A partire dall´appello di Nietzsche contenuto nei Frammenti postumi, di operare un capovolgimento delle gerarchie tra corpo e spirito, giacché il corpo si rivela "fenomeno piu´ ricco, piu´ esplicito e comprensibile di quello dello spirito", le Avanguardie storiche hanno indagato come mai prima d´allora le potenzialita´ espressive del corpo giungendo ad individuare nel "Corpo danzante" il luogo in cui tentare di riuscire a fondere l´insieme delle arti visive. E pochi sono riusciti in questo intento come Alfredo Bortoluzzi. La pittura lo ha aiutato a risolvere nelle coreografie il problema del rapporto armonico tra movimento e immagine, ma a sua volta la danza ha dato al suo segno e al suo colore la forza del ritmo; in tal senso il suo rapporto con la danza prosegue oltre la scena».
Come di consueto, la mostra e´ accompagnata da un Quaderno (n. 4) che, oltre a fungere da catalogo, contiene saggi e documentazione sulla tematica della mostra. In questo Quaderno si segnalano un saggio di Stefan Nienhaus (La danza e´ vita. Alfredo Bortoluzzi e Egon Vietta), dei curatori "La ´linea-danza´ di Alfredo Bortoluzzi", e la pubblicazione di importante materiale documentario: un album fotografico dell´attivita´ coreutica di Bortoluzzi e la corrispondenza con Egon Vietta, Gret Palucca e Carl Orff.
La mostra rimarra´ aperta fino all´8 febbraio 2014 con i seguenti orari: tutti i giorni dalle 9,30 alle 12,30 e dalle 17 alle 20 (escluso domenica e festivi). Il 24 e il 31 dicembre apertura dalle 9,30 alle 12,30.
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