David CHIPPERFIELD, il più europeo degli architetti inglesi
Il London Design Museum si prepara a festeggiare “il più europeo degli architetti britannici” con una rassegna interamente dedicata lavoro di David Chipperfield. La mostra - che sarà inaugurata il prossimo 21 ottobre e resterà aperta al pubblico fino al 31 gennaio 2010 - si concentra sui momenti topici del percorso professionale dell’architetto nato a Londra 56 anni fa, autore di numerose e celebri opere sparse in tutto in mondo, dalla Germania alla Cina, passando per gli Stati Uniti e l’Italia. Sobrietà, rigorosità e meticolosità sono i tratti distintivi delle architetture firmate da Chipperfield, assieme a un’attenta ricerca dei materiali e allo studio approfondito delle caratteristiche del sito di destinazione. In questo senso un ottimo esempio è fornito da volumi quali il Museum of Modern Literature a Marbach (Germania), vincitore dello Stirling Prize 2007, l’Edificio Coppa America a Valencia, il Figge Art Museum a Davenport, la Galleria d’Arte Contemporanea Turner di Margate e la Galleria Am Kupfergraben 10. Tuttavia l’espressione massima della scrupolosità dell’architetto britannico può essere individuata, a ragion veduta, nel progetto per l’intervento di ricostruzione del Neues Museum di Berlino, realizzato tra il 1841 ed il 1859 da Friedrich August Stüler, parzialmente distrutto dai bombardamenti nemici durante la Seconda guerra mondiale e abbandonato a se stesso fino al 1997, anno in cui Chipperfield vinceva il concorso di progettazione per il recupero e la valorizzazione dell’edificio. Il museo ospiterà le collezioni del Museo Egizio e dell’arte preistorica, e sarà aperto al pubblico a partire dal prossimo ottobre. “L’obiettivo principale del progetto – spiegano dallo studio David Chipperfield Architects – è consistito nel ricomporre il volume originario recuperando le parti della struttura che hanno resistito ai bombardamenti della Seconda guerra mondiale. La sequenza originaria delle diverse stanze è stata ricostruita con l’annessione di spazi di nuova costruzione che si sviluppano in continuità con la struttura esistente. Il recupero archeologico segue i principi dettati dalla Carta di Venezia, rispettando i diversi stati di conservazione dell’edificio storico. La ricostruzione delle parti dell’edificio definitivamente perse è stata realizzata senza pretesa alcuna di competere con le parti superstiti in termini di luminosità e superficie. Il recupero dell’esistente è stato guidato dall’idea che la struttura originale dovesse essere valorizzata nel suo contesto spaziale e nella sua materialità originale – il nuovo riflette ciò che è andato in rovina senza tuttavia imitarlo”. Tra i “lavori italiani” di Chipperfield, premiato a Napoli durante la quarta edizione degli “Annali dell’Architettura e delle città” con il premio "Cubo d’Oro 2008”, si possono citare “La Corte dei Quattro Evangelisti” (intervento nell'ambito del progetto di ampliamento del Cimitero di San Michele in Isola) a Venezia; il costruendo polo museale “Area Ansaldo” a Milano; la Riqualificazione urbanistica del complesso ospedaliero universitario di Santa Chiara a Pisa, e la Cittadella Giudiziaria a Salerno. Miriam De Candia
NICOLA MARIA MARTINO Milano 11-28 ottobre 2006 OBRAZ Arte Contemporanea Vicolo Lavandai 4 Milano 11 - 28 ottobre 2006 info@obraz.it www.obraz.it NATO A LESINA NEL 1946 TITOLARE DELLA CATTEDRA DI DECORAZIONE DELL' ACCADEMIA DI BELLE ARTI DI ROMA Direttore dell'ACCADEMIA DI BELLE ARTI DI SASSARI TESTO CRITICO di Maurizio Coccia
PITTURA PURA (SENZA PAURA)? Esiste una letteratura ormai sterminata, a proposito delle alterne sorti della pittura. Si tratta di un argomento che, seppur con andamento carsico, invariabilmente riemerge nel dibattito artistico. Da qualche tempo, però, complice anche il proliferare di mostre tematiche che la riguardano, il barometro della pittura segna stabilmente bel tempo.?Ciò comporta forse il suo definitivo affrancamento da ogni ansia da prestazione, dal bisogno, insomma, di doversi giustificare? Pare di sì. Quello pittorico, infatti, è tornato ad essere un linguaggio indipendente, emancipato da derivazioni, contrapposizioni, metamorfosi con foto, video, installazioni, ecc.?Dunque, la pittura è viva. Certo, non è una scoperta rivoluzionaria. Ma in tempi di allarmanti miopie storiche, è bene ricordarselo. Allo stesso modo, bisogna riconoscere a Nicola Maria Martino una straordinaria coerenza e lungimiranza, nell’affermare l’autonomia della pittura. Non dimentichiamoci che il suo viaggio inizia nei primi anni Settanta. In tempi, cioè, di dilagante dogmatismo (il Concetto) e velleitario narcisismo (il Comportamento), quando – tra i giovani che lo praticavano – il dipingere era considerato attività da Carbonari.?Da allora, grazie ad una sostenuta perseveranza stilistica e alla tenuta dell’ispirazione, il percorso di Nicola Maria Martino si è caratterizzato secondo una linea di assoluta compattezza, tanto che preferiamo parlare di Opus, piuttosto che di Corpus, nel commentarne le opere. Con formula tautologica, potremmo dire che tutta la sua opera concorre a formare un unico quadro, e che ogni quadro, a ben guardare, contiene tutti gli altri. Questo, in buona sostanza, perché sappiamo (e lui con noi) che ogni viaggio è illusorio; rappresenta in realtà un’esplorazione interiore, limitata al nostro immaginario. E anche i dipinti di Martino, alla fine, sono un esercizio autobiografico travestito da racconto morale. Potremmo definirlo, volendo, un esempio di “realismo soggettivo”.?L’istanza creativa degli esordi, negli anni si è andata progressivamente affinando, fino a raggiungere lo stadio, attualmente, di un personale astrattismo “costruttivo”. Oggi la pittura di Nicola Maria Martino è essenzialmente impostata sull’emozione della forma-colore. I dipinti appaiono come campi di forze in tensione, architetture fondate su una spazialità aperta, corroborata da una geometria onirica, aleatoria. Ne risulta una sintesi di rappresentazione e decorazione, di simbolo e corporeità, di plasticità, linea, colore. E il cromatismo – sontuoso, pieno, sonoro – procede per addizioni; ogni colore sostiene, rilancia, accentua gli altri in uno smagliante continuum sensoriale.?Tra i soggetti, ritornano le tematiche care all’autore. Troviamo la persistenza del mito e la simbologia del ritorno, l’allusione colta, preferibilmente classicista, e il languore melanconico dei pomeriggi estivi. Ma, per quanto avvolto da un epitelio brillante, troneggia una sorta di spleen mediterraneo, il senso struggente di una nostalgia adulta, priva di illusioni.?Tuttavia, la preferenza accordata ad un determinato repertorio non ne attesta, necessariamente, l’eccellenza. Si tratta di una scelta che non risponde ad esigenze snobistiche di elezione, di esclusività. Non parlerei neppure di figurazioni archetipiche. Come Morandi, piuttosto, Nicola Maria Martino attinge ad un campionario limitato di articoli familiari, non problematici. Perché il soggetto non deve opporre resistenza, l’attrito contenutistico si deve ridurre al minimo per lasciare libero corso alla pittura. L’essere-nel-mondo di un soggetto, pertanto, nel suo caso è funzionale alla verifica della grammatica pittorica, della sua solidità strutturale. Le opere di Martino manifestano un’intuizione sintetica del mondo, non una sua analisi fenomenologia. E l’idea di pittura che ne emerge, è quella che le assegna il ruolo di progetto mentale, prima ancora che di attività tecnica.?D’altro canto, Nicola Maria Martino travasa nei suoi quadri una cultura cosmopolita e nutrita di interessi enciclopedici. Vi si mescolano storia e poesia, vocazione didattica e manualità, arte e frequentazioni internazionali. Ed è proprio qui, fra i tòpoi della letteratura e i padri nobili della pittura (Klee, Matisse, Licini e, appunto, Morandi), che nasce quel suo personale schema figurativo, che si diceva basato sulla rigorosa selezione del “motivo”.?Da questa attitudine nascono forme di bellezza cosmica, e non fisica. In alcuni passaggi, addirittura, quando il dettato si scioglie in una lingua vellutata e canora, si raggiunge una dimensione incantata, ultraterrena ma non trascendente. Alieno da derive mistiche o tentazioni universalistiche, Nicola Maria Martino presidia orgogliosamente il baluardo della pittura per affermarne la necessità storica.?Se vogliamo, è anche una petizione libertaria. Un atto di accusa verso il dilagare della volgarità, della logica della menzogna e dell’opportunismo, soprattutto in ambito artistico. Ma preferiamo immaginare Nicola Maria Martino come un flâneur che si aggira fra le macerie di una cultura quasi estinta, quella della limpida intelligenza madre della bellezza e della parola che la descrive. Un osservatore disilluso, infine, che registra, a futura memoria e monito, la topografia di una civiltà in procinto di scomparire. Senza offrire ricette salvifiche, ma con estenuata, sofferta eleganza. Maurizio Coccia
Mostre personali 1976 - GALLERIA SOLIGO, ROMA 1977 - GALLERIA CIVICA D' ARTE MODERNA, SAINT VINCENT 1977 - GALERIE D' ART MODERNE" URNINA", DAMASCO 1978 - GALLERIA SOLIGO , ROMA 1978 - GALLERIA INTERARTE, MILANO 1980 - GALERIE N.R.A., PARIS 1980 - GRIFONE ARTE , MESSINA 1980 - GALLERIA LE ARTI, CATANIA 1981 - STUDIO SOLIGO, ROMA 1982 - STUDIO OGGETTO, CASERTA 1982 - GALLERIA RINALDO ROTTA, GENOVA 1983 - GALLERIHUSET, COPENHAGEN 1983 - STUDIO ERRE, ROMA 1984 - GALLERIA IL PONTE, ROMA 1984 - GALLERIA RINALDO ROTTA, GENOVA 1985 - GALLERIA LA LOGGIA, BOLOGNA 1985 - CHICAGO INTERNATIONAL ART EXPO, IL PONTE, CHICAGO 1985 - NATALIE KNIGHT GALLERY, JOHANNESBURG 1985 - GALLERIA IL GABBIANO, LA SPEZIA 1986 - GALLERIA IL PONTE, ROMA 1986 - CHICAGO INTERNATIONAL ART EXPO, IL PONTE, CHICAGO 1987 - EMPORIUM ARTE CONTEMPORANEA, IVREA 1987 - GALLERIA RINALDO ROTTA, GENOVA 1988 - INTERARTE, VALENCIA 1988 - GALLERIA LA LOGGIA, BOLOGNA 1988 - GALLERIA MANTRA PAOLO TONIN, TORINO 1989 - GALLERIA IL PONTE, ROMA 1990 - GALLERIA MANTRA PAOLO TONIN, TORINO 1992 - GALLERIA IL POLITTICO, ROMA 1992 - GALLERIA LE DUE SPINE, ROVERETO 1992 - PAOLO TONIN ARTE CONTEMPORANEA, TORINO 1994 - GALLERIA IL PATIO, RAVENNA 1995 - MUSEO ARCHEOLOGICO, OZIERI 1997 - FLAH ART MUSEUM (TREVI), GALLERIA BIANCA PILAT"MODERNISSIMO", MILANO 1997 - DIEM & GESSES, ADLSWIL (ZURIGO) 1998 - PALAZZO DELLA PROVINCIA – SALONI REALI- SASSARI 2001 – GALLERIA DEL PROGETTO, MOLFETTA (BA) 2001 – ALKAMAR, CATANIA 2001 - PALAZZO COMUNALE, “CARTE A CASTELMOLA”, CASTELMOLA 2002 - ARTE ALTA, “MEMORIE DEL PRESENTE”, CASTELMOLA 2002 - ART & BUSINESS, MILANO 2002 - GALERIE ARKANE, “PER ALTRI VENTI”, AJACCIO 2002 – CENTRO VOLTAIRE, CATANIA 2002 – ART’S EVENTS, “APPRODI”, TORRECUSO (BN) 2003 – GALLERIA PRATI, “APPRODI”, PALERMO 2003 – FONDAZIONE MORRA, “DENOMINAZIONE DI ORIGINE CONTROLLATA”, NAPOLI 2004 - ACCADEMIA DI ROMANIA, ROMA 2006 - PAOLO TONIN ARTE CONTEMPORANEA, TORINO 2006 - GALLERIA OBRAZ, MILANO
Mostre Collettive 1975 - XX Rassegna Nazionale d' Arte Contemporanea, Castello Svevo, Termoli 1979 - "Nouvelles Tendences Italiennes", Macon 1979 - XXV Rassegna Nazionale d' Arte Contemporanea, Castello Svevo, Termoli 1980 - "Anabasi" Galleria Civica d' Arte Moderna (a cura di C. Benincasa), Termoli 1980 - "Metafora e struttura del fantastico" (a cura di F. Gallo), Paternò 1980 - Salon de Mai, Paris 1980 - Biennale di Venezia; Progetti speciali, " Il tempo del Museo"; Magazzini del Sale, Venezia 1981 - "Le Forme della Fantasia" (a cura di F. Gallo), Catania 1981 - "Continuo /Discontinuo" (a cura di F. Gallo e G. Pedicini), Paternò 1981 - "Taormina Fin de Siècle" (a cura di I. Mussa) Biblioteca Comunale, Taormina 1982 - "Solitaria" Galleria Soligo, Roma 1982 - "Avventura-L'incisione" Galleria Nazionale d'Arte Moderna, (a cura di I. Mussa), Rep. di San Marino 1982 - Studio Soldano, Milano 1982 - "Abenteuer: Attuali esperienze artistiche in Italia" Haus Coburg, Stadtische Galerie (a cura di I.Mussa), Delmenhorst 1982 - "Abenteuer" Istituto Italiano di Cultura, Colonia 1982 - "Un nuovo Classicismo" Palazzo Giardino, (a cura di F. Caroli, segnalato da C. Benincasa), Sabbioneta 1982 - Expo Arte, Spazio Giovani, Bari 1982 - "Avventura/opere su carta" Musei Civici (a cura di I. Mussa), Reggio Emilia 1982 - "Babele" Palazzo Comunale (a cura di C. Benincasa), Palma Campania 1983 - "Italian/Denmark Mode"; Arhus Kunstbygning Museum, Arhus (DK) 1983 - Kunstpavillonen; Esbjerg (DK) 1983 - Galleri Aegidius, Randers (DK) 1983 - "Critica ad Arte" Palazzo Lanfranchi (a cura di A.B. Oliva segnalato da F. Gallo), Pisa 1983 - "Intermezzo" Centro Tornabuoni (a cura di I.Mussa), Firenze 1983 - Arte Fiera; Galleria Rinaldo Rotta, Bologna 1983 - "Come camminare nella pittura" Planetario (a cura di I. Mussa), Trieste 1983 - "Tracce all'orizzonte" (a cura di C. Milic), Sistiana 1983 - "Mundial" Galleria Galliata, Alassio 1983 - "Come camminare nella pittura" Galleria d'Arte Moderna e Contemporanea, Palazzo Forti, Verona 1983 - Premio Castello Svevo, Galleria Civica d'Arte (segnalato da C. Benincasa), Termoli 1983 - "Nuove Immagini Italiane" Galleria Il Ponte, Roma 1984 - "Parcours/Percorsi" Maison de la Culture (a cura di M.L. Syring), Rennes 1984 - "The New Image from Italy" Staten Island Museum, New York City 1984 - "Mostra collettiva di artisti degli anni '80" - Barocco Moderno - Basilica Romanica (a cura di I. Mussa), Serramonacesca 1984 - "Four Italian Artist" Facchetti/Burk Gallery, New York City 1985 - "Opere scelte" Galleria Rinaldo Rotta, Genova 1985 - "Sapere/Sapore: Arte in Italia dal '58 all'85" Castello Aragonese (a cura di C.Benincasa), Bacoli 1985 - Arte Fiera, Galleria Rinaldo Rotta, Bologna 1985 - "Paesaggio e paesaggio" Palazzo Ducale, Mantova 1985 - "Infinita Contemplazione" Palazzo Comunale (a cura di F. Gallo), Capo d'Orlando 1986 - Forum kunstmesse, Galleria Il Ponte, Zurigo 1986 - "L'Arte della Grafica: Anni '80", Istituto di Cultura Italiano di Madrid, Barcellona, Sevilla 1986 - "Fresh" Di Laurenti Gallery, New York City 1986 - "Il Bersagliere, i pittori" Palazzo della Regione (a cura di I. Mussa), Torino 1986 - "Index" Galleria d' Arte Moderna (a cura di F. Gallo ), Paternò 1986 - Chicago International Art Expo, Il Ponte, Chicago 1986 - "Lo specchio di Nausicaa" (a cura di C. Casorati e G. Iovane) Palazzo Farnese, Ortona 1986 - "Autori contemporanei" Galleria Rinaldo Rotta, Genova 1987 - "Aurea Apprehensio" Studio Beniamino (a cura di F. Gallo), San Remo 1987 - Espace d' Art Gambetta, Carcassonne 1987 - Chicago International Art Expo, il Ponte, Chicago 1987 - "Rivivi la tua Città" (a cura di G. Bonomi) Rocca Paolina, Perugia 1987 - "Project Against Apartheid" Galleria il Ponte, Roma 1987 - "Loups Bleus" Caves du Chapitre, Orléans 1987 - XXX Biennale Nazionale, Palazzo della Permanente, Milano 1987 - "Loups Bleus" Gieben- Biblioteca, Galerie Augenblik, Gieben 1987 - "Loups Bleus" Galleria il Ponte, Roma 1987 - "L'invenzione dell' immagine", Palazzo Chigi, Viterbo 1987 - "Astrazione e Figurazione Italiana" (a cura di I. Mussa), The Aida Gallery, Cairo 1988 - "Arco '88" Galleria Rinaldo Rotta, Madrid 1988 - "Forum" Galleria Rinaldo Rotta, Galleria Il Ponte, Amburgo 1988 - "Ubi minor ibi maior" Arco di Rab, Roma 1988 - "Inter Arte", Galleria Rinaldo Rotta, Valencia 1988 - "Blak and White" Galleria il Ponte, Roma 1988 ." Art 19 ' 88" Galleria Chisel , Basel 1988 - "Cro-Mantica", Tour Fromage (a cura di G. Iovane), Valle D' Aosta 1988 - "Il Paesaggio del Mito nell' Arte Attuale L' Immagine e il suo Fantasma", Palazzo Sanvilla (a cura di I. Mussa e A.R. Brizzi), San Daniele del Friuli 1988 - "Taormina, Omaggio a Goethe, appunti di viaggio attorno all' Arte" (a cura di I. Mussa) ex Chiesa del Carmine, Taormina 1989 - "Arco 89" Galleria Rinaldo Rotta, Madrid 1989 - "Antica Pittura- Nuovi Artisti" (a cura di I. Mussa) Galleria La Borgognona, Roma 1989 - "Biaf" Galleria R. Rotta, Barcellona 1989 - "Diptych" Aspects of Abstract and figurative art in Italy, the Eighties (a cura di I. Mussa) Kaopunging Taide Museo (Agosto-Settembre): Helsinki II Biennale D' Arte (Ottobre): Istambul Museo d' Arte Moderna (Novembre) Ankara Museo Beer Sheva (15/DIC. -20/Gennaio 1990) Tel Aviv 1989 - "Capriccio Italiano" Centro Ausoni, Roma 1990 - "Singolare/Plurale" (a cura di F. Gallo), Galleria Contemporanea, Padova 1990 - "Presenze Contemporanee Europee" Galleria R.Rotta, Genova 1990 - "Disegno & Disegno (a cura di F. Gallo) Galleria Contemporanea, Padova 1990 - "Paesaggio italiano" (a cura di A.R. Brizzi) Galleria Agarte, Roma 1990 - "Presepi" (a cura di Paola Watts) Studio Watts, San Gemini. 1991 - "Artefiera" Galleria Rotta - Galleria Contemporanea, Bologna 1991 - "Deux ex Charta" Galleria d'arte Il Castello (a cura di F. Degasperi), Trento 1991 - "Come dentro uno specchio, l'Europa nell'arte italiana 1990-1910" (a cura di C. Benincasa), Torre Pallotta, Altomonte 1991 - "Arte '91" Galleria Contemporanea, Padova 1991 - "Lineart '91" International Art Fair, Galleria Rotta, Gent (Belgium) 1992 - "Arte Fiera" Galleria Rotta, Paolo Tonin, Contemporanea, Bologna 1992 - "Arte Roma" Palazzo dei Congressi - Paolo Tonin, Roma 1992 - "Attualissima" La più bella galleria d'Italia, Fortezza da Basso, Paolo Tonin, Firenze 1992 - "Astratto - Figurativo" Galleria Rotta , Genova 1992 - "Miramare" Paolo Tonin - Arte Contemporanea, Torino 1992 - "Contemporanea 3" Galleria Contemporanea, Padova 1993 - "Arte Fiera" Paolo Tonin, Bologna 1993 - "Attualissima" La più Bella Galleria d' Italia, Paolo Tonin, Fortezza da Basso, Firenze 1993 - "I labirinti del segno" (a cura di Janus) Tour Lépreux, Aosta 1994 - "Arte Fiera" Galleria Rinaldo Rotta, Bologna 1994 - "Attualissima" La più Bella Galleria d' Italia, Paolo Tonin, Firenze 1994 -."Premio Nazionale di pittura Rocco Di Cillo" Palazzo Comunale, Triggiano 1994 - "LineArt 94" International Art Fair, Galleria Rotta , Gent (Belgium) 1995 - "Arte Fiera" Galleria Rotta, Bologna 1995 - "La tradizione del nuovo" Villa Mimosa - Sassari (De Filippi - Martino - Passa) 1995 - "Presenze contemporanee" Galleria Rotta, Genova 1995 - "Remembering Giulietta" Sala delle Colonne, Accademia Belle Arti - Carrara 1995 - "Lapis", Palazzo"Pou Salit" , Alghero 1996 - "Arte Contemporanea - Artisti del 900 ed oggi", Galleria Rotta, Genova 1996 - "Nel teatro dell' eroe - Mitomodernismo" (a cura di Stefano Zecchi) Galleria Galliata, Alassio 1996 - "Nel teatro dell' eroe - Mitomodernismo" (a cura di Stefano Zecchi) Galleria Galliata, Piacenza 1996 - "Cancelli 96 - Una rivoluzione naturale", Cancelli (Foligno) 1996 - "Tasselli 100 x Contemporanea " GalleriaContemporanea , Bari 1996 - "Pittura a Confronto" (a cura di R. Lambarelli) Museo d' Arte Contemporanea , Ozieri 1997 - "Vedere le idee" (a cura di C. Coluccio) Galleria 8, 75 , Reggio Emilia 1997 - "Radio Tirana Fax" (a cura G. Grillo) Sala dei Templari, Molfetta 1997 – “Radio Tirana Fax" (a cura di G. Grillo) Fondazione Velija, Tirana 1997 – “Radio Tirana Fax" (a cura di G. Grillo) Sala Boccioni , Milano 1997 - "XXIV Premio Sulmona" Palazzo dell' Annunziata, Sulmona 1998 – “Art & Maggio “ Arena Puglia (a cura di M. Bonomo) Stadio della Vittoria, Bari 1998 – “ XXVI Biennale d’Arte “ Rocca Estense, San Felice sul Panaro, Modena 1999 – Galleria Rotta, “Arte contemporanea”, Genova 1999 - “Quaranta Carte” (a cura di Patricia Hovie e Luca Beatrice), Spazio Blu, Roma 1999 – “Arte & Maggio”, Luci del Paesaggio Pugliese (a cura di Toni Carpentieri e L. Cataldo), Stadio della Vittoria, Bari 1999 – “Finché c’è morte c’è speranza", Trevi Flash Art Museum, Trevi 1999 – “Se una notte d’inverno un viaggiatore” (a cura di Giandomenico Semeraro), La Corte arte contemporanea, Firenze 1999 – “Encontres” (a cura di R. Lambarelli), Palazzo Comunale, Alghero 2000 – “Finché c’è morte c’è speranza", Pio Monti, Roma 2001 – “Amici miei”, Trevi Flash Art Museum, Trevi 2001 –"XXVI Biennale d’Arte”, San Felice sul Panaro, Modena 2001- “Segni del silenzio: l’immaginario della Daunia antica nel contemporaneo" (a cura di L. Cataldo), Museo Nazionale, Manfredonia 2001 – “Intenso-Essenziale”, Mostra Nazionale d’Arte Contemporanea (46° edizione), Civica Galleria d’Arte Contemporanea, Termoli 2001 - “Maestri italiani contemporanei: opere d’arte del XX secolo alla Farnesina", Ministero Affari Esteri, Roma 2002 – “Arte/Alta”, Castelmola 2002 – Galleria d'Arte Moderna, Paternò??2002 – “Il segno della guerra” (a cura di S. Papetti e C. Bachetti), Galleria d'Arte Contemporanea Osvaldo Licini, Pinacoteca Civica, Ascoli Piceno 2003 - “Maestri italiani contemporanei: opere d’arte del XX secolo alla Farnesina", Ministero Affari Esteri, Roma 2003 - “Pittura e Scultura dal 1950 ai giorni nostri", Museo d'Arte Contemporanea FLM, Banari 2003 - “Fine Novecento", Palazzo Tiranni - Castracane, Città di Cagli 2004 - “Calendario 2004", Art's Event's, Torrecuso (BN) 2004 - “Venature", Palazzo della Frumentaria, Sassari 2004 - “INFECTION", Art Concept, Norinberga 2004 - “Confronto di generazioni 2°", Martino e Cinque (a cura di A. Zanella), Villa Las Tronas, Alghero 2004 - “International Exibition" Biennale , Sharjah Art Museum, United Arab Emirates 2005 - “Bologna Flash Art Show", "Amici miei" Galleria Placentia, Pio Monti Bologna 2005 - “The Port of Ellenism", State Museum of Contemporary Art, Salonicco, Grecia
BIBLIOGRAFIA Berenice, Nicola Maria Martino , "Paese Sera" 3.5.73 Cesare Vivaldi, Macondo Catalogo Galleria Soligo, Roma 1976. Maurizio Aschelter, "Koiné" n.2, Giugno 1976. Giuseppe Gatt, Illusioni Folli Catalogo , Milano-Roma-1978. Carmine Benincasa, Nicola Maria Martino, "Corriere della Sera" 8.2.1979. Berenice, Martino pescatore di Nemesis, "Paese Sera" 19.2.1979. Carmine Benincasa, 5 Storie 5 Artisti, "Corriere della Sera" 27.12.1979. Carmine Benincasa, La tavola di Paro, Scritti sull'arte contemporanea, Elettra Editrice, 1979. M. Aschelter, R. Siena, C. Vivaldi Panta Rei, Catalogo N.R.A. Paris, 1980. Cesare Vivaldi, Sui tre temi tutto scorre, "Giornale di Sicilia" 12.2.1980. Lucio Barbera, Gli ideogrammi di Martino, "Gazzetta del Sud" 17.4.1980. Carmine Benincasa, Anabasi, Dedalo libri 1980. Francesco Gallo, Tempus ludi: tempo perduto e rievocato, Catalogo Metafora e struttura del fantastico, 1980. Carmine Benincasa, Skirà annuel '70/80, Edition Skirà Genève 1980. Francesco Gallo, Genesi, Catalogo Galleria Le Arti, 1980. Cesare Vivaldi, Bolaffi 1981.Catalogo segnalati Italo Mussa, Grande Mare, Edizioni Soligo, Roma 1981. Carmine Benincasa, Nicola Maria Martino, "Corriere della sera" 28.2.1981. Mario de Candia, Nicola Maria Martino, Grande Mare, "La Repubblica" 28.2.1981. Cesare Vivaldi, Ulisse e i viaggi, "Segno" n.19, 1981. Gioia Mori, Nicola M. Martino, “ Flash Art “ , Maggio 1981 Giuseppe Gatt, "Drive In", luglio 1981 Giovanni Iovane, Flash Art, gennaio 1982. Francesco Vincitorio, l'Espresso 24.1.1982. Enzo Battara, Segno n.24, 1982. Francesco Gallo, Critica ad Arte, G.Politi Editore, 1982. Gerardo Pedicini, "L'Umanità" 14.2.1982. Mario De Candia, "La Repubblica" 19.3.1982. Luigi Berettoni, "Segno" n.25, 1982. Giovanni Iovane, Nicola Maria Martino: il silenzio di Ulisse, Juliet 1982. Italo Mussa, Avventura, Edizioni La Virgola 1982. Carmine Benincasa, Un nuovo Classicismo, Mazzotta Editori, 1982. Guido Arato, I Segni del Ricordo, "Secolo XIX" 6.11.1982. Viana Conti, Il Campionario di Martino, "l'Unità" 18.11.1982. Francesco Gallo, "Flash Art", gennaio 1983. Enrico Cocuccioni, "Segno" n.29, 1983. Giovanni Iovane, "Segno n.31", 1983. Italo Mussa, Come camminare nella pittura, Edizione Planetario, Trieste 1983. Carlo Milic, Tracce all'Orizzonte, Catalogo Sistiana, luglio 1983. Italo Mussa, Nuove Immagini Italiane, Edizione Il Ponte, Roma 1983. Giovanni Iovane, "Efolo" n.6, 1983. Cecilia Casorati, "Flash Art", gennaio 1984. Gerardo Pedicini, Parcours/Percorsi, Catalogo Rennes 1984. Renzo Bertoni, Conversazione su Nicola Maria Martino, RAI 2 - gennaio 1984. Giovanni Iovane, Messa in scena nel Grande Mare, "Leader Art", aprile 1984. Ida Panicelli, Nicola Maria Martino: tra il Ludico e la Metafora, "Le Arti News" n.1, 1984. Carmine Benincasa, Profilo, "Flash Gallery", gennaio 1984. Carmine Benicansa, "Flash Art", Primo Piano, maggio 1984 Italo Mussa, "Arte", maggio 1984. M.J.Fressola, "Staten Island Sunday Advance"6.5.1984. Enrico Cocuccioni, "Efolo Arte" n.7 1984. Cecilia Casorati, Catalogo Mostra Collettiva di artisti degli Anni ottanta, Serramonacesca, luglio 1984. Giovanni Iovane, "Flash Art", estate 1984. Italo Mussa, "Le Arti News", n.2, 1984. B. Shapiro& J.Neisser, Expo High Ar, "Pan Am Clipper Magazine", May 1985. G. Botassis, A Sea Adventure, "Sheraton Italia Magazine", giugno 1985. Francesco Gallo, Infinita contemplazione, Catalogo , Capo d'Orlando Sciascia Editore, agosto 1985. Arnaldo Romani Brizzi, Nicola Maria Martino"Segno" n.51/52, febbraio 1986. Cecilia Casorati, Il Colore della Memoria , "Segno" n. 51/52, febbraio 1986. Francesco Gallo, Index Catalogo Paternò , Mazzotta, giugno 1986. Arnaldo Romani Brizzi, Index, Catalogo Paternò, Mazzotta, giugno 1986. R. Gambescia, "Il Messaggero" Edizione Abruzzo, 29.6.1986. Cecilia Casorati e Giovanni Iovane, Lo specchio di Nausicaa, Catalogo Ortona, giugno 1986. Arturo Carlo Quintavalle, Parole e Colori, "Panorama" 17.8.1986. Cecilia Casorati, Nicola Maria Martino, Catalogo, Galleria Il Ponte, Roma novembre 1986. Arnaldo Romani Brizzi, Nicola Maria Martino, Catalogo, Galleria Il Ponte, Roma novembre 1986. Giorgio Bonomi, Proposizioni ipotetiche sulla pittura di Nicola Maria Martino, "Artinumbria" n.9 1986. Manlio Triggiani, Nicola Maria Martino, "Altrimmagine", novembre 1986. Luciano Caprile, Che avventura a Genova, "Arte", Milano novembre 1986. A. R. Brizzi, Nicola Maria Martino, Cat. Ed. Il Ponte - Roma C. Casorati, Nicola Maria Martino, Cat. Ed. Il Ponte - Roma "Nuovi Argomenti" n.20, dicembre 1986 (copertina). Mario de Candia, Nicola Maria Martino tra notte e blu, TrovaRoma, La Repubblica, 5.12.1986. Lucia Spadano, "Segno" n. 61 gennaio 1987. Arnaldo Romani Brizzi, "Segno", n 61, gennaio 1987 Giuditta Villa, "Flash Art" n. 137 febbraio-marzo 1987. Francesco Gallo, Aurea Apprehensio, Quaderni dello studio Beniamino n.3. , Catalogo Sanremo 1987 Daniela Scarso, Un gruppo di amici pittori a via del Corso, Catalogo A.G. Fiorin Edizioni, Milano marzo 1987. Giorgio Bonomi, Rivivi la tua città, Catalogo Perugia maggio 1987. Mario de Candia, Trova Roma, supplemento a"La Repubblica" 3.7.1987. Arnaldo Armani Brizzi, Intervista a Nicola Maria Martino 6.6.1987. ReteTelevisiva TVA, 40 Rolf Wild, Lupo azzurro, "Artinumbria" , n. 13, autunno 1987. C. Masini, Martino, favole e giochi colorati, "Il Resto del Carlino" 19.3.1988. Giovanni Iovane, Cro-Mantica, Catalogo Aosta, Ed. Fabbri, luglio 1988. Arnaldo Romani Brizzi, Il Paesaggio del Mito nell'Arte Attuale, Catalogo San Daniele del Friuli settembre 1988. Italo Mussa, J.Wolfgang Goethe, Appunti di viaggi attorno all'arte, Catalogo Taormina, De Luca Edizioni d'Arte, ottobre 1988. Gianni Crivello, Fra astrazione e realtà, "Rivoli" 15 n. 25, 17.12.1988. Angelo Dragone, Nicola Maria Martino, "La Stampa" 18.12.1988. T.F.Conti, Nicola Maria Martino, "La Gazzetta delle Arti" n.9/10, novembre/dicembre 1988 Giorgio Auneddu, Nicola Maria Martino, "Artinumbria", n. 18, 1988/1989. Mario de Candia, Nicola Maria Martino, TrovaRoma"La Repubblica"4.3.1989. Manga, Nicola Maria Martino, "Juliet" n. 41 aprile/maggio 1989. Cecilia Casorati, Nicola Maria Martino, "Contemporanea" n.6, 1989. M. Cappelletti, Nicola Maria Martino, Proposte 16.3.1989. Italo Mussa, DIPTYCH, De Luca Edizioni d'Arte, 1989. Paolo Levi, L'olio di un professionista, "La Repubblica" (Torino) 24.5.1990. Francesco Gallo, Singolare/Plurale, Ed. Contemporane, Padova gennaio 1990 Francesco Vincitorio, Martino Tutto libri"La Stampa" 19.5.1990. Beppi Zancan, Luci e sogni del Mediterraneo dipinti da N.M.M., "La Stampa"suppl. Torino Sette 22.6.1990 Francesco Gallo, "Disegno & Disegno", Padova giugno 1990. Edizioni Contemporanea Maurizio Nicosia, Oltre le Colonne d'Ercole, "Titolo" Anno 1 n. 2 autunno 1990. Arnaldo Romani Brizzi, Paesaggio Italiano, Catalogo Agarte, Roma ottobre 1990 Antonio d'Avossa, Pitture a memoria, "Tecniche 5", Edizioni Riza, Milano marzo 1991 Arnaldo Romani Brizzi, Dolce, dolcissima pittura, in Nicola Maria Martino Mare Nostrum Cat. Il Polittico Roma, 1992 . Antonio d'Avossa, Pittura a memoria, in Nicola Maria Martino Mare Nostrum, Cat. Il Polittico, Roma 1992 Maurizio Nicosia, Il Mare è un deserto, in Nicola Maria Martino Mare Nostrum, Cat. il Polittico, Roma 1992 . Mario de Candia, "TrovaRoma" suppl."La Repubblica" 16.1.1992. Maurizio Nicosia, Nicola Maria Martino o dello svanimento, "Taxiart" n.3, 1992. Maurizio Scudiero, Martino pittore, anzi archeologo della memoria, "L'Adige", 15.5.1992. Remo Forchini, Percorsi artistici nel mito del mare, "L'Adige", 10.6.1992. Antonio d'Avossa, Pittura a Memoria, "Taxiart", luglio 1992. Marisa Vescovo, Accademia Ligustica di Genova, conferenza 1992 Janus. Catalogo I labirinti del Segno, Cat. Aosta Fabbri Editori, maggio 1993. Carmelo Strano, Nicola Maria Martino, "L'Arca", n. 78 gennaio 1994. Ada Lombardi, Nicola Maria Martino, " Art in Italy" n° 3 giugno 1994 Maria D' Alesio, Nicola Maria Martino, Cat. Il Patio , Ravenna Maria D'Alesio, Altane e altre storie italiane, "Arte e Critica" n. 6/7 primavera 1995 Lucilla Meloni, Nicola Maria Martino, Cat." La tradizione del nuovo", Sassari aprile 1995 Marco Rinaldi, Figure in libertà - l' immaginazione senza fili, Cat. supplemento" Praz" n° 4 1996 Marco Rinaldi, Una rilettura del percorso artistico di N.M, Martino, " Praz" n 4/5 1996 AA. VV., Martino, Nicola Maria Dizionario degli artisti Italiani Contemporanei - Flash Art Books - Giancarlo Politi Editore (Mi), aprile 1996 Giuliana Altea, Marco Magnani, Nicola Maria Martino, Cat. La collezione d'Arte della Provincia di Sassari, Soter edit., Nov. 1996 AA.VV., La Poesia - Pittura di Nicola Maria Martino, " MERKUR" n. 1, Dicembre 1996 Barbara Moll, Martinos Maxime heisst Modernissimo, Zurichsee-Zeitung, 25 novembre 1997 Antonio Bisaccia, Accademie d’Italia, “ Art Leader “ Giugno – Agosto 1998 Luca Beatrice, Puerto Escondido (cat.) Alinea Editrice 1998 Giandomenico Semeraro, Un Pittore Modernissimo (cat.) Alinea Editrice 1998 Luciano Caprile, N. M. Martino (cat.) XXVI Biennale d’ Arte, Ottobre 1998 Francesco Manconi, Il Sole di Nicola in Provincia, Il Quotidiano, anno I n. 216, Ottobre 1998 Giulinana Altea, Pittura ma con ironia, La Nuova, Anno 110 n. 291, Ottobre 1998 Marco Noce, Al di la dello stile, il Quotidiano, 18 ottobre 98 Giuliana Altea, Nicola Maria Martino, Flash Art, n. 213, Dic.1998 – Genn 1999 Marci Noce, Non solo giovani artisti, il Quotidiano, 30 aprile 99 Antonio Bisaccia, A volte il mare è calmo, Arte e Critica n. 18-19, 1999 Marco Magnani, Lettera da Sassari, “Artel” n.2, Castelvecchi, nov. 1999 Nicola Maria Martino, La riforma delle Accademie di belle Arti, “Arte&Critica” n.22/23, sett.2000 Marco Rinaldi, Un’eco silenziosa, Catalogo Biennale “Aldo Roncaglia” XXVII ed. 2000-2001 AA.VV., Nicola Maria Martino, “Flash Art” n.228, giugno-luglio 2001 Pina Consoli, Castelmola, cittadinanza per l’arte, Il Manifesto, 3 agosto 2001 Mauro Romano, Magico simbolismo delle viscere dell’Etna, “La Sicilia”, 31 agosto 2001 Ambra Scillirò, Castelmola città degli artisti, “Vivere”, 28 agosto 2001 Mauro Romano, Full immersion a Castelmola…, “La Sicilia”, 31 agosto 2001 Giuseppe Condorelli, Le pitture irregolari di Cattani e Martino…, “Il Giornale di Sicilia”, 1 settembre 2001 Lucia Spadano, Castelmola, città degli artisti, “Segno” n. 180/181 ottobre 2001 Giannella Demuro, Per altri venti, “Segno” n. 184 maggio-giugno 2002 S.D.D., Nicola Maria Martino: Approdi, “Arte&Critica” n.32, 2002 Ferdinando Creta, Nicola Maria Martino, Segno n.187, nov-dic 2002 Enza Nunziato, Viaggiare nei colori della vita, “Il Sannio”, 6 ottobre 2002 Andrea Zanella, Approdi, “Ziqqurat”, n.7 sett./dic. 2002 Aldo Gerbino, La pioggia di visioni, “Giornale di Sicilia”, 4 giugno 2003 Andrea Zanella, Pittura come progetto, “Ziqqurat” n.8, estate 2003 Patrizia Ferri , Nicola Maria Martino , “Flash Art” n.247, agosto-settembre 2004 Giandomenico Semeraro , “Belvedere benvedere”, Pacini Editore, 2004 Valerio Dehò, “Accademia di Romania”, "Juliet" n. 119, ott-nov 2004 AA.VV., “The Ports of Hellenism, Ports in Greek Art”, Atene 2004 ed. AENAON Guido Curto, “I fantasmagorici dipinti di Martino ”, La Stampa (Tuttolibri), 28 gennaio 2006 Anna D'Agostino , “Nicola Maria Martino”, “Flash Art” n.257, aprile-maggio 2006 Giorgio Sebastiano Brizio, “Nicola Maria Martino”, "Arte e Critica" N° 46, aprile-giugno 2006 Anna Guillot , “A. Guillot intervista a Nicola Maria Martino”, "Arte-Incontro" N°54, luglio-settembre 2006 Maurizio Coccia , “Ambarabàciccìcoccò”, catalogo, settembre 2006 Maurizio Coccia, “Pittura pura (senza paura)”, catalogo galleria OBRAZ, Milano, ottobre 2006
Greta Buysse loves mise en scène, accumulating and associating, a hint of Baroque, tension, retro. Sometimes she cherishes apparently worthless things, but with a whole life behind them, and she integrates them in a work of art. With a cautious, groping sensitivity she often in an inimitable way records the timeless grandeur of locations with departed glory. Looking and finding are her great virtue, the patience of Job and technical bravura are admirable: Weather-beaten walls full of notes, paint which is peeling off and traces of time, man and decadence which can tell long stories. This is one aspect of Buysse’s oeuvre. Another is the beauty of woman. Sometimes sensually provocative, revealing and concealing at the same time
Usually draped in veils. The striking thing is that when Buysse drapes female beauty or work on the skin, she is really sculpting. Love, life and death… Letters, feathers. Corks, cages, Magritte. Buysse associations. The lap of women who is draped and lying on her side. At first glance an abstract painting or a shining marble picture with extremely tense folds, but at the same time – the fascinating play of light and shadow in the slope – unmistakably a “lap” and never more feminine. In certain of her works, which are puzzled back together in framed square parts – which give the work a distinct dimension – on occasion Buysse plays with light so virtuously that her protagonists even remain visible in the dark! The white wings of a dark angel… Furthermore, Buysse in her scrupulously produced tableaux – nothing is left to coincidence or one of her cats could unwant demand a supporting role – more than once betrays her preference for Surrealism, the fantastic. Work such as “Hommage à Magritte” expresses fascination. More than ever, Buysse is in the foreground as a sculptor here. The skin has become stone, the woman now an absolute picture, made out of one big lump of clay through which a fracture runs over her entire body from her neck to her Venus mount. There is not only the unlikely presence of a third dimension, but also a play of lines, shadow and signs, white and black and above all capturing light: the result of an amalgam of acquired and combined techniques. Initially Buysse practiced with her own writing. She was never short of a sharp, quick or sensitive scribbled note and as a result has a rich supply of hardly legible fragments of personal revelations. Now she succeeds in incorporating bodies in stone and texts for eternity, she writes fewer letters. Her photographic ability is developed to such a degree that she can entrust her inner stirrings to her work. No one can read it, although it is artistically immortalized. Looking carefully, the worn-out, empty chair tells a whole (life) story, tells more than people and letters could ever say.
Dal 25 settembre al 27 novembre 2010 A cura di Andrea Barretta Allestimento di Riccardo Prevosti ab/arte - Galleria d’arte moderna e contemporanea Vicolo San Nicola, 6 - 25122 Brescia Tel. 030 3759 779 Cell. 338 4429 564 Orari: giovedì 15,30-19,30; venerdì e sabato 9,30-12,30 e 15,30-19,30
La storia di Corrente, che fra il 1938 e il 1943 risulterà essere l’unico movimento artistico ad esprimere nuovi impulsi creativi in una Italia sonnecchiante agli eventi che pur si prefiguravano con toni minacciosi, è ancora tutta da scrivere insieme all’altro importante movimento, il Futurismo, che l’aveva preceduto e poi perso in quelle vicissitudini che Corrente invece pose come cardine del suo agire. Il Futurismo e poi Corrente, dunque, pur per ambiti diversi e per concettualità opposte, sono stati entrambi relegati in una retorica fascista il primo e antifascista il secondo, in una analisi politica incapace di uscire da un déjà vu che riporta sempre gli stessi sciatti stilemi senza sentire la necessità di raccontare la vera vita artistica prodotta non solo nell’arte ma pure nella letteratura, nella filosofia e in altre discipline della cultura in genere. L’antefatto di Corrente è da ricercare con un cenno alla fine della Prima guerra mondiale che aveva lasciato dietro di sé morte e distruzione. Si sentiva una gran voglia di ricominciare, così pure nell’arte che paventava una rivisitazione dell’ordine, dello stile della classicità antica e dei suoi ideali, e guardava a un ritorno alla forma e alla composizione, dopo gli sperimentalismi delle avanguardie di inizio secolo. Avanzò così l’esigenza di un realismo fatto di rappresentazioni semplici e comprensibili che si realizzò con un gruppo di artisti che nel 1923 esposero per la prima volta a Milano sotto il nome di Novecento italiano. Nei dipinti si privilegiava la quotidianità, resa classica da uno stile ispirato all’arte del passato. Un’arte tutta italiana che nel corso degli anni Venti produsse un movimento di consensi anche da parte della critica, ma che negli anni Trenta finì per rispecchiare le esigenze culturali del regime che proprio nei fasti della classicità trovava la sua più forte rappresentazione. Una prima opposizione a tale situazione si ebbe a Milano da alcuni critici, artisti e intellettuali, e dall’inaugurazione di due gallerie in cui si ritrovavano: “Il Belvedere” e “il Milione”. Su questo humus culturale nacque la rivista Corrente - e intorno ad essa il gruppo di artisti che ne prese il nome - dove confluì il dissenso sia culturale che politico, in un panorama artistico del tempo che comprendeva sia la Torino dei Sei (Paolucci, Chessa, Levi, Galante, Boswell e Menzio) sia la Roma della Scuola di Via Cavour poi chiamata Scuola Romana (Mafai, Raphael, Scipione, Afro, Capogrossi, Pirandello). Fondata a Milano dal diciassettenne Ernesto Treccani nel 1938, l’artista ne fu il direttore fino alla soppressione voluta dal regime con l’entrata in guerra dell’Italia nel 1940. Fra i collaboratori Vigorelli e Dino Del Bo, De Grada e Dino Formaggio, Lattuada e Comencini, Quasimodo e Vittorini, Montale e Saba, Gadda e Carlo Bo. Fra gli artisti Birolli e Cassinari, Guttuso e Manzù, Migneco e Morlotti, Sassu e Vedova che rifiutavano sia il classicismo sia il cerebralismo dell’arte astratta e s’affacciavano sulle avventure artistiche europee, guardando a Picasso e a Van Gogh (ma anche a Ensor, Munch, Kierchner), alla pittura postimpressionista ed espressionista. Inizialmente Corrente fu un movimento tollerato dal fascismo - che considerava gli intellettuali e gli artisti una élite cui concedere alcune libertà di pensiero negate al resto della popolazione - e riuscì a formare la figura dell’intellettuale non fascista, così come contemporaneamente, in Germania, per gli artisti della Nuova Oggettività, l’espressionismo fu invece la svolta polemica contro il regime nazifascista. La prima mostra del gruppo si tenne al Palazzo della Permanente di Milano nel 1939 cui seguirono quelle organizzate nella Bottega di Corrente, la piccola galleria in Via della Spiga che diede ancora voce al gruppo nell’attività artistica ed editoriale fino al 1943 (con l'irruzione della polizia durante una mostra di Vedova). Anni molto importanti per quello che riguarda gli sviluppi di quello che succederà in seguito. Se è vero che Corrente fu un movimento nato per quell’idea di esistenza legata alla politica come relazione sociale tanto quanto l’arte come espressione di coinvolgimento civile dell’artista stesso - ne è un esempio il David di Manzù del 1939, una scultura in cui l’eroe è visto come un antieroe ed è ritratto in modo dissacratorio in una posizione accovacciata - tale concetto diventa la chiave di lettura della rassegna che ab/arte propone nelle sue sale a Brescia. L’intento di questa mostra non è quello di presentare opere di quegli anni ma di rendere omaggio alla vita artistica che Corrente cementò nella sua funzione rivoluzionaria della pittura, punto di partenza per la storia dell’arte italiana del dopoguerra, del Dopo Corrente, appunto, analizzando il lavoro di quegli stessi artisti protagonisti di una stagione capace di coinvolgere l’interesse di tutti indipendentemente dalla propria estrazione culturale e dalla provenienza e formazione. Il dibattito in Italia si apre già agli inizi degli anni '40 quando si crea un gruppo di cui fanno parte molti degli artisti di Corrente - primo fra tutti Emilio Vedova - i quali, negli incontri a volte anche molto accesi, daranno vita a nuove consapevolezze nello scrivere i manifesti “Oltre Guernica” e subito dopo quello del “Realismo” che non può non tenere conto dei drammatici momenti contingenti. La mostra Dopo Corrente prende dunque spunto da quanto già si prefigurava fin da allora nei due diversi filoni in cui si divisero: quello realista (Guttuso, Morlotti, Sassu, Treccani e Mucchi) e quello espressionista (Cassinari, Migneco). Era, in sintesi, la Corrente Realistica, sottolineata da un impegno politico e sociale e la Corrente Astratta. Intanto cresceva in questo Dopo Corrente il Fronte Nuovo della Arti (cui aderirono Guttuso e Vedova), con un’apertura verso l’avanguardia europea, ma dalla vita breve: 1946/1949. A seguire il Gruppo degli Otto e del Movimento Realista. Una storia complessa che ieri come oggi pone l’annosa questione del realismo e dell’astrattismo o di un’arte non figurativa o geometrica: linguaggi che s’accodano ancora una volta alla politica e alla sostanza di una controversia che contrapporrà il Comunismo e la Resistenza, arte e artisti in una dialettica che andrà avanti per alcuni decenni. E’ su questo confronto, il conflitto tra “astrattisti” e “realisti”, che la mostra intende entrare aprendo una porta sul Dopo Corrente. Quanto ha pesato l’impegno di questi artisti nell’arte che definiamo “moderna”? Furono innovatori pur nel rispetto della tradizione formale classica o interpreti della pittura europea con una vicinanza alla realtà? Arte significa impegno politico oppure nulla deve avere in comune con il suo utilizzo come impegno sociale? Questi gli interrogativi che la mostra Dopo Corrente pone, delineandone il profilo poetico dopo ogni idealismo e formalismo, dopo ogni retorica dell’arte che cade nel vago e nell’arbitrario, condividendone nell’esperienza la percezione nella Guernica di Picasso del simbolo della lotta contro la barbarie di ogni guerra. Nel Dopo Corrente non ci sono più “manifesti” o particolari ideologie e il modo di fare arte sarà molto diverso per ognuno di loro. Emergono nuove energie in cui possiamo ravvisare ancora e soltanto un denominatore comune: l’ambizione di separarsi dall’arte ufficiale così pregiudicata dal punto di vista politico (rimpianto, nostalgia?). Un altro tassello di Dopo Corrente, in questo percorso espositivo, prenderà forma di fronte ad una memoria frammentaria che ha elaborato fatti approssimativi e un’idea distorta che non ha aiutato a capire quale collocazione abbia avuto Corrente nella cultura artistica italiana di quel periodo e nel suo dopo che non può prescindere dalla sua genesi. Non è facile, e per questo intendiamo dare solo uno spunto per approfondirne l’arte in sé, per conoscerne il clima carico di tensione lirica, la ricerca del colore, lo studio della materia, l’analisi della luce. Nel 1944 il gruppo di Corrente era ormai disperso, oltre sessant’anni dopo la Galleria ab/arte di Brescia ne raccoglie l’eredità, presentandone gli sviluppi con opere degli stessi artisti che ne fecero parte: Domenico Cantatore, Bruno Cassinari, Renato Guttuso, Giuseppe Migneco, Ennio Morlotti, Gabriele Mucchi, Aligi Sassu, Emilio Vedova, e un acquerello di Piero Gauli, del 1949, che oggi è l’unica grande personalità di Corrente ancora vivente.
Quanto ci manca oggi Michelucci, l'architetto delle radici Un convegno e una mostra ripercorrono la lezione del maestro scomparso nel 1990 E ci aiutano a capire qualcosa del suo successo che continua
Sembrano racchiudere tanta sapienza antica, ma non la danno a vedere, si esprimono con parsimonia, pochi materiali e forme, offrendo una faccia esterna non bella, ma rigorosa e misurata. Poi, varcata la soglia, appaiono spazi interni profondi, ampi, generosamente amanti della vita, accoglienti per passione, come se un'antica, orgogliosa presunzione avesse dato alla luce luoghi semplici ma magnifici. Al centro di tutto si trova l'uomo e si muove in spazi che sembrano ispirati dalla religiosità dell'architettura toscana delle origini e dall'umanesimo. Ma qui mi chiedo: sto parlando delle architetture o sto parlando del carattere della gente? E capisco perché i toscani amano tanto Michelucci. Perché ha trascritto nelle opere il carattere secolare di questa gente, che in esse si rispecchia. E ha innovato, proprio come Masaccio. E se allarghiamo lo sguardo, anche il paesaggio toscano vi si rispecchia, ha gli stessi caratteri. A riprova, tornano alla memoria le maliziose parole di Michelucci che racconta di aver marinato le lezioni dell'Accademia per rifugiarsi nelle sue campagne a disegnare olivi, ramificazioni e radici, tratti di paesaggio, tutte figure che ricompaiono, molti anni dopo, come strutture cementizie in quegli spazi interni organici, che danno forma alla Chiesa dell'Autostrada piuttosto che all'Osteria del Gambero Rosso a Collodi. Ma cosa si prova ad entrare in questi spazi, come anche in quelli più ordinati del Salone della Cassa di Risparmio o della Stazione? Qualcosa colpisce il nostro animo: un'esperienza di vita - non solo un'emozione estetica - la stessa che proviamo ad attraversare il Battistero o Santo Spirito, o ancora una strada di San Gimignano. La sagoma dello spazio è più ampia del solito, le luci provengono da più parti, un ordine strutturale lo plasma e cogliamo le molte direzioni in cui si svolge la vita delle persone, di colpo ci sentiamo immersi in una metafora del cammino dell'esistenza e scopriamo che noi siamo l'attore principale. L'animo coglie questa atmosfera e allora prova, come diceva il Maestro, "una dolcissima pace". Non sempre questi spazi interni sono ordinati, talvolta il dramma dei tempi vi resta impresso, come la tensione della crisi di Cuba forgia la tragedia spaziale della Chiesa dell'Autostrada e lì proviamo lo stupore della nostra inadeguatezza di fronte ai misteri del mondo. Michelucci possedeva proprio quella "grazia" - tipicamente toscana - di introdurti gradualmente all'arte legandola alla vita: quando guardi queste sue opere, schiette e murate, ti ritrovi dapprima in un contesto familiare - spazi misurati, pietra solida, finestre in legno e tanta buona educazione - ti senti a casa, poi qualcosa inizia a stupirti e passi di stupore in stupore, perché tutto ciò che era della tradizione, le stanze, le facciate, le colonne, i tetti, tutto quanto viene modificato e riplasmato, creando spazi inusuali e sorprendenti, che avvolgono gli uomini. In quelle forme compare una sintesi di Gotico e Romanico - proprio quella che aveva originato il Rinascimento - ma stavolta nuovamente interpretata con gli strumenti e il pensiero della Modernità. Ma Michelucci, attraverso queste sue forme, non vuole parlarci tanto degli stili dell'architettura o delle sue regole, vuole parlarci soprattutto degli uomini, vuole raccontarci quel che ha capito della nostra vita, dei suoi dubbi, del nostro bisogno di essere individui, di raccontare la nostra esperienza, di esprimerci con sincerità e passione emotiva, ma soprattutto di essere membri di una comunità, di uno spirito corale che costruisce continuamente i luoghi della città e la società umana. Quanto ne sentiamo la mancanza oggi, schiacciati come siamo dal predominio delle tecniche e dalla spettacolarità gestuale e consumistica di un atteggiamento individualista e solitario, che ha travolto i nostri paesaggi! Dobbiamo veramente trovare la forza di ribaltare questa sconfitta e tornare alle nostre radici; e proprio per creare gli antidoti a questa decadenza, dobbiamo continuare a imparare da Michelucci: da studioso, da giovane architetto, ma ancora oggi, tutte le volte che mi avvicino a una sua architettura, quando rileggo i suoi scritti o ricopio i suoi spazi e le sue sezioni, non è mai un'esperienza conclusa; al contrario, scopro ogni volta qualcosa di nuovo, si aprono mondi nuovi, emergono interpretazioni originali e ogni volta differenti, significati sempre più profondi. Il pensiero, il pensiero spaziale e il pensiero progettante ne restano plasmati, richiamano altri esempi e altri pensieri, generano associazioni mentali e progrediscono: ecco la formatività delle opere, quando la singola opera di architettura in cui è incarnata la profonda umanità e la partecipazione emotiva dell'autore, di Michelucci, ed è pietra viva, è densa di significati, dialoga con chi la attraversa e forma lo spirito di chi la osserva e la studia, predisponendolo a nuove sintesi di progetto. Si genera così quella circolarità fra opere e spirito dell'uomo, che è la vera vita dell'arte e un modo per tornare a interrogarci sulla nostra esperienza del mondo.